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Per gli amanti del 3D è arrivato RIGADRIT. Te capì HP?

Stazione di ripresa 3D tagliata al laser

Il 3D è fico e non lo scopriamo certo oggi. Ma per una volta tanto non siamo qui a parlare di stampa 3D ma di cinema 3D, quello con gli occhialini e le cose che ti saltano in faccia. Lo facciamo perché Alessandro Mucci ci ha raccontato finalmente cosa combina da mesi con il nostro laserone: il RIGADRIT. Si tratta di una piccola stazione di ripresa video in tre dimensioni, che in gergo viene chiamata con l’espressione inglese RIG 3D. Questa è stata costruita in Italia (ovviamente), e quindi si chiama RIGADRIT.

Alessandro è un programmatore di Hewlett-Packard che si è ritrovato in cassa integrazione, ma da vero maker non si è perso d’animo e ha iniziato a lavorare sulle sue passioni (è anche un attore emergente).

Il principio del funzionamento de RIGADRIT è abbastanza semplice: come molti sanno, nel cinema 3D vengono proiettate due immagini leggermente sfasate, una per l’occhio sinistro e una per il destro, filtrate dagli occhialini. Per registrare queste due immagini contemporaneamente si possono usare vari sistemi: telecamere 3D, obiettivi 3D, rig paralleli e rig a specchio. Questi ultimi, dove due telecamere sono montate intorno a uno specchio semiriflettente, sono gli apparecchi del tipo più avanzato, un vero “sistema bicamerale perfetto”. Scherzi a parte, questo sistema è l’ideale per il cinema, perché si può gestire bene la geometria della ripresa e l’effetto finale sul grande schermo.

Il RIGADRIT è un rig a specchio, ma ha anche qualcosa di più: il telaio è disegnato per essere costruito con pannelli tagliati a laser, quindi in soldoni (è il caso di dirlo) costa pochissimo. E indovinate grazie a chi.
L’obiettivo del progetto era quello di utilizzare materiali economici e riciclabili come MDF, compensato e acrilico, nonché tecnologie adatte all’autocostruzione, ma era anche quello di avere la massima precisione della geometria. Altre specifiche erano la compatibilità con una serie di telecamere ad alta definizione, la predisposizione per treppiedi di buona fattura, una discreta versatilità ed ergonomia.
Dopo decine di idee abbandonate, materiali scartati e disegni buttati, ora il RIGADRIT è un prototipo funzionante e già impiegato sul set.

Il sogno del suo inventore però non è solo quello di usare un rig 3D per i propri lavori, ma anche quello di andare avanti col suo sviluppo, fino ad arrivare a un modello perfezionato da mettere a disposizione di altri videomaker pazzoidi come lui, quindi morale della favola: chiunque è interessato… resti collegato!

Ed ecco una foto fatta col RIGADRIT

foto 3D fatta con RIGADRIT

P.S. Non raccontate questa storia a quelli HP altrimenti iniziano a dire in giro che la cassa integrazione genera innovazioni!

Vi presento Make in Italy

Ho deciso che questo post merita di essere fatto in prima persona. Perché parla di due iniziative che mi stanno particolarmente a cuore e che nascono dall’associazione Make in Italy che ho contribuito a fondare.

Se volete saperne di più sull’associazione l’appuntamento è per sabato 12 a Milano, in via Savona 97, con Make like a pro: un dibattito dedicato a chi fa della propria passione per il fare una professione o un’impresa. Un confronto aperto e informale tra chi sta inventando, chi inventerà e chi deve soprattutto reinventarsi alla luce dei cambiamenti sociali ed economici in corso.

Parleremo di open source, fablab, di nuovi modelli di business e di come ridisegnare la professione del designer “industriale” al tempo dei maker. Per registrarsi:

Make in Italy propone anche il primo Maker contest dedicato alla sanità e ai prodotti per il benessere.

Maker Contest health

Verranno prese in considerazione le idee che migliorano la qualità della vita, estendono la copertura sanitaria (anche in paesi in via di sviluppo), si concentrano sulla
prevenzione di patologie, coinvolgono il monitoraggio a distanza, ecc.  Sul sito Make in Italy tutte le informazioni e il bando completo.

Razzor with the Lazzer: portarasoio laser anti-hipster

Oggi un bel progetto dedicato a chi come noi crede che la barba lunga sia già passé da almeno 6 mesi  (che nella concezione del tempo hipster equivalgono più o meno a 5 anni).

Un nostro affezionato e anonimo cliente si è costruito questo portarasoio laser a forma di lametta in puro stile Judas Priest, e ha deciso di condividere tutte le foto, dal momento in cui ha ricevuto il pacco all’oggetto finito e montato.

Il post originale è qui

Instasparkle: indossa i tuoi scatti!

Ed ecco un grande classico del taglio laser: i gioielli. La collezione si chiama Instasparkle ed è ideata e prodotta con Ponoko da Monique Malcom, fondatrice di Sparkle Collective.

Instasparkle box

Monique è una fan di Instagram e, partendo dalla voglia di mostrare le sue foto anche offline, ha pensato di creare delle cornici gioiello: spille, anelli e collane.

Instasparkle rings

Instasparkle ring

Il prezzo va dai 22 ai 45 dollaroni e presto arriverà anche una collezione in acrilico.

Instasparkle brooches

Sfoggiate orgogliosi i vostri scatti!

Instasparkle necklace

Instasparkle necklace

Tagliare con il laser? Roba da bambini

Piccoli maker crescono: la scorsa settimana abbiamo ospitato nel nostro laboratorio al Ma.Ge un’intera scolaresca, capitanata da un insegnante coraggioso e motivato ad insegnare davvero ai suoi studenti come funzionano le cose.

Abbiamo spiegato ai nostri allievi che tutto ciò che viene prodotto (a livello industriale) richiede una serie di “prove” che vengono chiamati “prototipi”. I prototipi sono una sorta di “brutta”, come quando si fa un tema, e servono per capire se un dato oggetto, un prodotto, può funzionare o meno”, spiega Emanuele nel suo blog.

Con il suo aiuto i ragazzi hanno trasformato un loro schizzo in un oggetto reale. Come questo portachiavi alieno di plexiglas.

portachiavi in plexiglas tagliato al laser

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